“Ma con te è scoppiata a piangere?” Guardo Gianfranco dubbiosa: “Scusa ma chi?” “Beh allora non hai incontrato Elisabetta”. “Ma sì, l’ho vista sotto casa. Le ho anche dato un regalino per il suo compleanno”. “E non ti ha detto niente?” Penso e ripenso ed effettivamente ad un certo punto ha cominciato a parlare molto più piano, due toni sotto, e mi ha detto che sua nipote aspetta un bambino. Ora, visto che lo scorso anno la figlia di sua figlia a diciassette anni le ha dato un nipotino capisco che è un po’ provata. Anche io ho cominciato a parlare sotto tono e le ho chiesto: “Ma la stessa dello scorso anno”. “No, la figlia di mio figlio. Non sto a raccontarti la storia”.
Insomma, la storia a grandi linee me l’ha raccontata. Ma eravamo per strada, con altra gente, non poteva lasciarsi andare. Invece con Gianfranco ha dato fondo a tutta la sua angoscia. Con me invece per strada ha tirato fuori le foto del suo bisnipotino, davvero carino. E io le ho detto: “Vedrai che il prossimo anno il momento difficile sarà passato e avrai le foto di tutti e due i piccolini”.
Perché diciamocelo, a me le nipoti di Elisabetta sono davvero simpatiche, con questa cosa del fare figli nel mondo perché è del mondo che sono figli. E questo post è dedicato a loro e soprattutto a chi sta per arrivare.
cronache da questo mondo - leggere la vita nella sua strabiliante eccentricità, unicità e meraviglia
sabato 19 settembre 2009
domenica 6 settembre 2009
Se un’arancia ti cambia la vita
“A casa dei miei nonni si parlava in dialetto, mentre a casa dei miei genitori non era permesso. Mio padre non ha mai voluto”. Siamo a pranzo a Milano ad inizio agosto. La tensione degli ultimi impegni si stempera con piccole storie. Sono a una colazione di lavoro, l’ultima prima della pausa estiva. Chi racconta è il sostanziale padrone di casa. Facendosi due conti suo padre dovrebbe essere nato tra fine ‘800 e l’inizio del 1900. “La storia è semplice – ci dice - la mia era una famiglia di media borghesia. A casa si parlava in dialetto. All’esame di quinta elementare di mio padre una delle domande prevedeva che si scrivesse il nome di un frutto invernale, rotondo, con la buccia ed all’interno spicchi. Mio padre non riuscì a trovare un altro termine se non portogallo. Non riuscì proprio a scovare un altro modo per definirlo. Fu bocciato all’esame di quinta elementare e non ha mai consentito che noi, suoi figli, parlassimo in dialetto”.
Il modo di dire mi è familiare. Anche in napoletano, il mio dialetto-padre, si dice purtuallo. A una lingua-madre spesso si accompagna un dialetto-padre. Faccio una ricerca in rete e scopro sul sito della Treccani che: “portogallo nel senso di ‘arancia’ è disusato in italiano (anche se resiste in alcuni dialetti), ma si conserva in greco moderno portokáli e in turco portakál” (http://www.treccani.it/Portale/sito/lingua_italiana/speciali/mondo/rossi.html). Quasi ovunque in Italia la parola è d’uso comune nei dialetti (http://www.alimentipedia.it/Frutta/Frutta_arancia.html).
Poi su wikipedia leggo che “Nella letteratura del secolo XIX a volte l'arancia viene chiamata portogallo”. E su altri siti che “in italiano, portogallo è un altro modo per dire arancia” (http://www.nomix.it/rubrica_toponomastica.php?puntata=8). Insomma,metti che un’arancia ti cambi la vita. Che abbia effetto anche sui tuoi figli. E che magari avevi ragione.
Il modo di dire mi è familiare. Anche in napoletano, il mio dialetto-padre, si dice purtuallo. A una lingua-madre spesso si accompagna un dialetto-padre. Faccio una ricerca in rete e scopro sul sito della Treccani che: “portogallo nel senso di ‘arancia’ è disusato in italiano (anche se resiste in alcuni dialetti), ma si conserva in greco moderno portokáli e in turco portakál” (http://www.treccani.it/Portale/sito/lingua_italiana/speciali/mondo/rossi.html). Quasi ovunque in Italia la parola è d’uso comune nei dialetti (http://www.alimentipedia.it/Frutta/Frutta_arancia.html).
Poi su wikipedia leggo che “Nella letteratura del secolo XIX a volte l'arancia viene chiamata portogallo”. E su altri siti che “in italiano, portogallo è un altro modo per dire arancia” (http://www.nomix.it/rubrica_toponomastica.php?puntata=8). Insomma,metti che un’arancia ti cambi la vita. Che abbia effetto anche sui tuoi figli. E che magari avevi ragione.
sabato 1 agosto 2009
Io sto con Google
“Devo dirti che mi sono un po’ emozionata. Ti faccio vedere la cartolina con il timbro US, speditami da Google per darmi il codice segreto". Antonio mi guarda interrogativo: "Il codice segreto di che?" "Beh, se hai un blog può essere che ti offrano di mettere delle inserzioni pubblicitarie calibrate su quello che scrivi. Che so, parli di Mosca e nello spazio dedicato alla pubblicità ci sono offerte per voli o per alberghi in Russia. Può essere che chi legge poi vada sulle offerte pubblicitarie. E il titolare del blog viene ricompensato sulla base dei click sulle inserzioni. Per ricevere i pagamenti per la pubblicità che ho messo sul blog mi hanno quindi mandato dagli Stati Uniti un codice segreto per attivare la procedura. Non pensare che abbia guadagnato chissà che. Sino ad ora ho potenziali entrate per ben 8 euro. E poi mi hanno scritto per propormi anche di fare io stessa pubblicità al mio blog su altri siti, offrendomi prima 100 e poi 50 euro. Ora non ho il tempo per seguire tutto questo, ma la cosa mi è piaciuta. Insomma Google mi fa sentire giovane, parte di un circuito e soprattutto una persona su cui investire. E non mi danno l’idea di essere proprio malvagi. Insomma, io sto con Google”. Antonio mi guarda meravigliato: “Ma scusa quanti contatti hai sul blog?” “Non una cifra stratosferica, ma evidentemente per loro sono interessante. In realtà, penso dipenda dal fatto che poi in rete sono davvero pochi quelli che si mettono a ‘produrre contenuti’, ossia a scrivere due parole intellegibili. In più sono vitale. Magari a volte passa un po’ di tempo prima che scriva qualche altra cosa, ma non abbandono mai del tutto il campo. E loro lo sanno”.
Antonio è a cena da noi. È tanto che non ci vediamo. Ha sempre stani mali e si cura da medici ancora più strani. Ha un po’ di mal di stomaco. “Mi hanno dato il nome di un nuovo dottore cinese da cui devo andare. Non digerisco più, non so cosa fare”. Gianfranco è lapidario: “Elisabetta ci ha rifornito non solo di parmigiana, che eviterei di mangiare nelle tue condizioni se vuoi sopravvivere, ma anche di riso al forno con patate, che invece penso sia l’ideale per te”. Mangiamo in cucina e in un paio d’ore voliamo rapidi su sciagure e fortune dell’ultimo periodo. Vita quotidiana, lavoro, amici, case, paesi. Nelle varie e eventuali è entrato il blog. “Ogni tanto vedo che quelli di Google vengono a dare uno sguardo ad alcune cose specifiche. I misuratori che ho caricato mi dicono che lo fanno da Mountain View, California. Mi diverte vedere le loro tracce, il loro passaggio”. Antonio è pronto a cogliere il lato avventuroso della cosa, ma non si ferma qui: “Insomma nella prossima grande battaglia Microsoft – Google tu sai già per chi stai”. “Beh, sì. E l’accordo tra Microsoft e Yahoo! lo leggo come un segno di debolezza per far fronte comune contro il più nuovo che avanza”.
Ho deciso di andare a fondo in questa scelta di campo, pronta a cambiare idea se qualcosa non dovesse convincermi del tutto. Faccio fatica costituzionalmente a essere di parte. In più devo dire che non mi è del tutto chiara questa storia di Google in Cina, secondo cui sarebbe modellato per rispettare la censura vigente. E un altro paio di dubbi mi ronzano comunque in testa. In ogni caso, sul sito www.misurarelacomunicazione.it sono stata catturata dalla recensione del libro di Randall Stross “Planet Google” (Randall Stross, Planet Google. How One Company is Transforming Our Lives, Simon&Schuster, New York 2008). Alla seconda libreria sono riuscita a trovarlo e mi appresto a metterci dentro il naso. E poiché so che i miei amici di Google dalla California prima o poi arriveranno su queste righe, li saluto molto caramente, pregandoli di fare i bravi.
Antonio è a cena da noi. È tanto che non ci vediamo. Ha sempre stani mali e si cura da medici ancora più strani. Ha un po’ di mal di stomaco. “Mi hanno dato il nome di un nuovo dottore cinese da cui devo andare. Non digerisco più, non so cosa fare”. Gianfranco è lapidario: “Elisabetta ci ha rifornito non solo di parmigiana, che eviterei di mangiare nelle tue condizioni se vuoi sopravvivere, ma anche di riso al forno con patate, che invece penso sia l’ideale per te”. Mangiamo in cucina e in un paio d’ore voliamo rapidi su sciagure e fortune dell’ultimo periodo. Vita quotidiana, lavoro, amici, case, paesi. Nelle varie e eventuali è entrato il blog. “Ogni tanto vedo che quelli di Google vengono a dare uno sguardo ad alcune cose specifiche. I misuratori che ho caricato mi dicono che lo fanno da Mountain View, California. Mi diverte vedere le loro tracce, il loro passaggio”. Antonio è pronto a cogliere il lato avventuroso della cosa, ma non si ferma qui: “Insomma nella prossima grande battaglia Microsoft – Google tu sai già per chi stai”. “Beh, sì. E l’accordo tra Microsoft e Yahoo! lo leggo come un segno di debolezza per far fronte comune contro il più nuovo che avanza”.
Ho deciso di andare a fondo in questa scelta di campo, pronta a cambiare idea se qualcosa non dovesse convincermi del tutto. Faccio fatica costituzionalmente a essere di parte. In più devo dire che non mi è del tutto chiara questa storia di Google in Cina, secondo cui sarebbe modellato per rispettare la censura vigente. E un altro paio di dubbi mi ronzano comunque in testa. In ogni caso, sul sito www.misurarelacomunicazione.it sono stata catturata dalla recensione del libro di Randall Stross “Planet Google” (Randall Stross, Planet Google. How One Company is Transforming Our Lives, Simon&Schuster, New York 2008). Alla seconda libreria sono riuscita a trovarlo e mi appresto a metterci dentro il naso. E poiché so che i miei amici di Google dalla California prima o poi arriveranno su queste righe, li saluto molto caramente, pregandoli di fare i bravi.
lunedì 20 luglio 2009
Un treno carico di passato
“Sbaglio o fino ad una certa età per tutti eri Kekè?” Silenzio e meraviglia dall’altra parte del telefono. Anche un po’ di sconcerto. Niente nomi da adulta che proteggono, ma la certezza che il passato può venire scoperto da un momento all’altro. “Ma tu come lo sai?” Ho conosciuto Alina per lavoro e, per quanto le incursioni nelle reciproche vite private siano state parecchie e divertenti, resto un’amica di lavoro. “Mio padre ancora mi chiama Kekè. Ma chi te lo ha detto?”. Ovviamente mi guardo bene dallo svelare l’arcano. E invece infierisco. “Penso che ti stia bene. Ovviamente Kekè con la k. Un nometto da piccolina, ma la K non te la toglie nessuno. O almeno certamente non io”.
Kekè è seriamente provata: “Dai non ti ci mettere anche tu. Sono già abbastanza sfinita dal ‘treno dei ricordi’ che ho preso l’altro giorno”. “Racconta un po’, che mi serve proprio una storia”. “Ma, guarda, prendo il treno l’altra mattina e tutto sembrava regolare. Il primo incontro mi è sembrato normale. Restiamo a parlare per un po’. È una persona che rappresenta benissimo l’esperienza di lavoro di una decina di anni fa. Un tuffo in quel pezzo di passato”. Mi sento abbastanza pestifera: “Insomma hai incontrato un vecchio collega”. “Sì, ma non faccio in tempo a riprendermi che vedo qualcuno che mi guarda. Mi si avvicina e sento una mano sulla spalla. Sto per mollare un cazzottone per proteggere la borsa, ma riconosco nell’uomo che ho davanti un vecchio amico calabrese che non vedevo da vent’anni. Era per caso alla stazione per cambiare treno. Tre minuti per raccontarsi la vita. Andava da Torino a Mantova e sta per avere due gemelli. Un’altra doccia di passato”.
“E poi?” “È andata avanti così. Al ritorno proprio nella mia carrozza è entrato un altro pezzo di vita lavorativa, mentre appena sono arrivata ho incontrato un altro amico di adolescenza. Sono ancora distrutta. Ho messo a fuoco tanti pezzetti di vita”. “Oh, direi che ci si può far poco. Sono solo gli anni che passano, Kekè”.
Kekè è seriamente provata: “Dai non ti ci mettere anche tu. Sono già abbastanza sfinita dal ‘treno dei ricordi’ che ho preso l’altro giorno”. “Racconta un po’, che mi serve proprio una storia”. “Ma, guarda, prendo il treno l’altra mattina e tutto sembrava regolare. Il primo incontro mi è sembrato normale. Restiamo a parlare per un po’. È una persona che rappresenta benissimo l’esperienza di lavoro di una decina di anni fa. Un tuffo in quel pezzo di passato”. Mi sento abbastanza pestifera: “Insomma hai incontrato un vecchio collega”. “Sì, ma non faccio in tempo a riprendermi che vedo qualcuno che mi guarda. Mi si avvicina e sento una mano sulla spalla. Sto per mollare un cazzottone per proteggere la borsa, ma riconosco nell’uomo che ho davanti un vecchio amico calabrese che non vedevo da vent’anni. Era per caso alla stazione per cambiare treno. Tre minuti per raccontarsi la vita. Andava da Torino a Mantova e sta per avere due gemelli. Un’altra doccia di passato”.
“E poi?” “È andata avanti così. Al ritorno proprio nella mia carrozza è entrato un altro pezzo di vita lavorativa, mentre appena sono arrivata ho incontrato un altro amico di adolescenza. Sono ancora distrutta. Ho messo a fuoco tanti pezzetti di vita”. “Oh, direi che ci si può far poco. Sono solo gli anni che passano, Kekè”.
martedì 23 giugno 2009
Pantaleone, Peter e mio padre
Se mio padre ha passato l’ultimo anno con Pantaleone, Peter è stato con lui per almeno vent’anni. Chi è Peter? La parola a mio padre: “Certo hai conosciuto Peter von Steinitz. Anche la sua storia personale è assai intrigante! E' nato nel 1940 in Perù, dove il padre, ingegnere elettrotecnico, lavorava per la filiale locale della Telefunken. Richiamato alle armi, il tenente di vascello Kurt von Steinitz della Kriegsmarine era cugino di mia madre. L'ho conosciuto da bambino quando, sostando con il suo U-boot nel porto di Napoli, veniva in visita dai miei genitori. Sarebbe poi affondato in combattimento con il suo battello, mentre la giovane vedova e il figlioletto ancora infante riuscivano a rientrare fortunosamente in Europa a bordo di un mercantile neutrale.
Il giovane Peter - bellissimo come il protagonista del suo romanzo - compie studi di architettura a Braunschweig, ma effettua vari stages all'estero, fra l'altro a Napoli, dove nel '62 si mise in contatto con la tua nonna, ancora vivente, e così ci conoscemmo e facemmo amicizia. Poi ci perdemmo un po' di vista.
Nel 1980 - a quarant'anni d'età, dunque - intraprende gli studi di teologia a Roma, e il 31 maggio del 1984 viene ordinato sacerdote da Giovanni Paolo II in San Pietro. Dal 1987 al 2008 è parroco della Basilica di St. Pantaleon, una delle più belle e antiche chiese romaniche della Germania. Attualmente assolve una missione pastorale a Muenster”.
Anche Gianfranco ha qualcosa da dire. “Peter von Steinitz? Mi ricordo benissimo quando ci siamo conosciuti a casa dei tuoi genitori. C’era anche la piccola. Dopo un lauto pranzo, non ricordo più come andarono le cose ma si decise che lo avremmo riportato alla sua residenza romana la piccola ed io. Ero un po’ ingessato in macchina mentre guidavo e mi sembrò appropriato mettere una musica di un certo tono. Non avevo fatto i conti con la piccola, che cominciò a lamentarsi e a chiedere un altro ritmo. Come fu, come non fu, finimmo tutti e tre a cantare a squarciagola con i finestrini aperti ‘yellow submarine’”.
Un’ultima mail di mio padre torna a parlare di Pantaleone. “Interessandomi del personaggio di San Pantaleone (o Pantaleo, o - a Venezia - San Pantalon), ho scoperto che è molto venerato in varie zone d'Italia, specie meridionale (è patrono di Ravello, Vallo della Lucania, Limbadi e molte altre città e parrocchie), dove il suo culto fu portato dai Crociati, di ritono dal Medio Oriente. Era quindi proprio opportuna una traduzione in italiano, dopo quella in russo, mentre ora sono in corso quella in inglese, bulgaro e swahili (il santo è venerato anche in Tanzania!). Il libro ‘Pantaleone, il Medico’ è stato testé pubblicato nella prestigiosissima collana "La Memoria Storica" diretta da Fulvio Tessitore per l'Editoriale Scientifica, Via San Biagio dei Librai, 39 - 80138 Napoli, e-mail es@editorialescientificasrl.it” .
Il giovane Peter - bellissimo come il protagonista del suo romanzo - compie studi di architettura a Braunschweig, ma effettua vari stages all'estero, fra l'altro a Napoli, dove nel '62 si mise in contatto con la tua nonna, ancora vivente, e così ci conoscemmo e facemmo amicizia. Poi ci perdemmo un po' di vista.
Nel 1980 - a quarant'anni d'età, dunque - intraprende gli studi di teologia a Roma, e il 31 maggio del 1984 viene ordinato sacerdote da Giovanni Paolo II in San Pietro. Dal 1987 al 2008 è parroco della Basilica di St. Pantaleon, una delle più belle e antiche chiese romaniche della Germania. Attualmente assolve una missione pastorale a Muenster”.
Anche Gianfranco ha qualcosa da dire. “Peter von Steinitz? Mi ricordo benissimo quando ci siamo conosciuti a casa dei tuoi genitori. C’era anche la piccola. Dopo un lauto pranzo, non ricordo più come andarono le cose ma si decise che lo avremmo riportato alla sua residenza romana la piccola ed io. Ero un po’ ingessato in macchina mentre guidavo e mi sembrò appropriato mettere una musica di un certo tono. Non avevo fatto i conti con la piccola, che cominciò a lamentarsi e a chiedere un altro ritmo. Come fu, come non fu, finimmo tutti e tre a cantare a squarciagola con i finestrini aperti ‘yellow submarine’”.
Un’ultima mail di mio padre torna a parlare di Pantaleone. “Interessandomi del personaggio di San Pantaleone (o Pantaleo, o - a Venezia - San Pantalon), ho scoperto che è molto venerato in varie zone d'Italia, specie meridionale (è patrono di Ravello, Vallo della Lucania, Limbadi e molte altre città e parrocchie), dove il suo culto fu portato dai Crociati, di ritono dal Medio Oriente. Era quindi proprio opportuna una traduzione in italiano, dopo quella in russo, mentre ora sono in corso quella in inglese, bulgaro e swahili (il santo è venerato anche in Tanzania!). Il libro ‘Pantaleone, il Medico’ è stato testé pubblicato nella prestigiosissima collana "La Memoria Storica" diretta da Fulvio Tessitore per l'Editoriale Scientifica, Via San Biagio dei Librai, 39 - 80138 Napoli, e-mail es@editorialescientificasrl.it” .
lunedì 22 giugno 2009
Pantaleone e mio padre
“Ti ricordi per caso come si chiama il santo di mio padre?” “Renato?” Gianfranco mi risponde interrogativo. In fondo pensa che la mia famiglia ed io siamo degli originali. “Ma no, non il santo del suo nome, il santo del libro che ha tradotto”. “Allora è Pantaleone. Il titolo del libro è ‘Pantaleone, il medico’”. Ora è bene chiarire che mio padre non è un mistico, non sta rileggendo la sua vita con la lente della fede, ma ha passato l’ultimo periodo soprattutto in compagnia di Pantaleone.
E così, per esempio, quando lo scorso anno chiesi a lui e a mia madre di venire a darmi una mano a Bruxelles, la risposta fu: “Si può fare, ma non posso lasciare Pantaleone, devo andare avanti nella traduzione”. E arrivarono armi, bagagli e traduzione in corso. È dell’inizio di giugno una mail stringata, che dà il peso della cosa: “Ricevo in questo momento, con enorme emozione, ‘Pantaleone, il Medico’. E' bellissimo!” il giorno dopo, visto che evidentemente non avevo reagito, a margine di un messaggio trovo il post scriptum: “Non mi hai espresso giubilo per l'uscita del libro su San Pantaleone: forse vuoi prima vederlo?” A questo punto, dopo averlo visto, non posso non mettere a disposizione di Pantaleone questo spazio.
Lascio la parola a mio padre Renato Ferraro di Silvi e Castiglione. “E' apparsa, dopo oltre un anno di lavoro intensissimo, la mia traduzione dal tedesco del libro di nostro cugino Peter von Steinitz su San Pantaleone, l'eponimo della basilica dov'egli è stato parroco per oltre vent'anni. Devo dire che il volume è bellissimo, mi sembra che l'editore ne abbia curato con vero amore la veste tipografica, il testo è intrigante e scorrevolissimo. Si tratta della storia romanzata di un giovane e bellissimo medico cristiano martirizzato sotto Galerio nel 305 a Nicomedia, allora capitale dell'Impero Romano d'Oriente. Partendo da consolidate narrazioni tralaticie presenti sia nella Chiesa Romana sia in quelle orientali (sia cattoliche sia ortodosse), intessute con vicende dichiaratamente di fantasia il libro - che certamente si ascrive nella categoria dei romanzi storici, ma che è insieme un romanzo di formazione e un percorso filosofico-teologico - ricostruisce la vita e la morte del giovane Martire, la sua formazione scientifica, la sua pratica professionale sanitaria sulle orme del padre, le tenerezze e le sfide dell'adolescenza e di una giovinezza che sente fortemente l'amicizia, pratica intensamente lo sport e non disdegna affatto l'amore (la vicenda è anzi soffusa da un delicatissimo erotismo), il cammino non facile e spesso frenato da perplessità ed esitazioni verso la conversione al cristianesimo. A volte incisivamente realistica, a volte caratterizzata di una coloritura che ricorda certo ‘realismo magico’ tipico della letteratura latino-americana, la narrazione non scivola mai nell'edificante stucchevole o nel teoretico astruso”.
Aver passato più di un anno insieme ha lasciato un segno. E mio padre continua: “Particolarmente suggestivo è l'affresco vivace dell'epoca in cui la vicenda è collocata: Nicomedia - l'odierna Izmit in Turchia - è stata da poco prescelta a sua capitale da Diocleziano, ed egli vuol renderla degna di tale qualifica: il tumultuoso sviluppo urbanistico si accompagna alla creazione di un'aristocrazia imperiale in cui confluiscono notabili locali e militari e funzionari, con consorti e famiglie, "immigrati" al seguito o richiamati dall'augusto da varie parti dell'Impero: molti sono i personaggi scolpiti a tutto tondo e le scene a colori vivacissimi.
La vita e la morte del Martire hanno commosso e commuovono uomini e donne di tutte le epoche e suggerito notevoli interpretazioni artistiche: si rammentino, soprattutto, le icone delle Chiese orientali: penso, in particolare, alla stupenda collezione della cattedrale di Aleksandr Nevskij di Sofia, che come sai ho avuto occasione di visitare proprio da poco”. Per chi cercasse il libro: Peter von Steinitz, ‘Pantaleone, il Medico’ – collana La Memoria Storica – Editoriale Scientifica, Via San Biagio dei Librai, 39 – 80138 Napoli, e-mail es@editorialescientificasrl.it .
E così, per esempio, quando lo scorso anno chiesi a lui e a mia madre di venire a darmi una mano a Bruxelles, la risposta fu: “Si può fare, ma non posso lasciare Pantaleone, devo andare avanti nella traduzione”. E arrivarono armi, bagagli e traduzione in corso. È dell’inizio di giugno una mail stringata, che dà il peso della cosa: “Ricevo in questo momento, con enorme emozione, ‘Pantaleone, il Medico’. E' bellissimo!” il giorno dopo, visto che evidentemente non avevo reagito, a margine di un messaggio trovo il post scriptum: “Non mi hai espresso giubilo per l'uscita del libro su San Pantaleone: forse vuoi prima vederlo?” A questo punto, dopo averlo visto, non posso non mettere a disposizione di Pantaleone questo spazio.
Lascio la parola a mio padre Renato Ferraro di Silvi e Castiglione. “E' apparsa, dopo oltre un anno di lavoro intensissimo, la mia traduzione dal tedesco del libro di nostro cugino Peter von Steinitz su San Pantaleone, l'eponimo della basilica dov'egli è stato parroco per oltre vent'anni. Devo dire che il volume è bellissimo, mi sembra che l'editore ne abbia curato con vero amore la veste tipografica, il testo è intrigante e scorrevolissimo. Si tratta della storia romanzata di un giovane e bellissimo medico cristiano martirizzato sotto Galerio nel 305 a Nicomedia, allora capitale dell'Impero Romano d'Oriente. Partendo da consolidate narrazioni tralaticie presenti sia nella Chiesa Romana sia in quelle orientali (sia cattoliche sia ortodosse), intessute con vicende dichiaratamente di fantasia il libro - che certamente si ascrive nella categoria dei romanzi storici, ma che è insieme un romanzo di formazione e un percorso filosofico-teologico - ricostruisce la vita e la morte del giovane Martire, la sua formazione scientifica, la sua pratica professionale sanitaria sulle orme del padre, le tenerezze e le sfide dell'adolescenza e di una giovinezza che sente fortemente l'amicizia, pratica intensamente lo sport e non disdegna affatto l'amore (la vicenda è anzi soffusa da un delicatissimo erotismo), il cammino non facile e spesso frenato da perplessità ed esitazioni verso la conversione al cristianesimo. A volte incisivamente realistica, a volte caratterizzata di una coloritura che ricorda certo ‘realismo magico’ tipico della letteratura latino-americana, la narrazione non scivola mai nell'edificante stucchevole o nel teoretico astruso”.
Aver passato più di un anno insieme ha lasciato un segno. E mio padre continua: “Particolarmente suggestivo è l'affresco vivace dell'epoca in cui la vicenda è collocata: Nicomedia - l'odierna Izmit in Turchia - è stata da poco prescelta a sua capitale da Diocleziano, ed egli vuol renderla degna di tale qualifica: il tumultuoso sviluppo urbanistico si accompagna alla creazione di un'aristocrazia imperiale in cui confluiscono notabili locali e militari e funzionari, con consorti e famiglie, "immigrati" al seguito o richiamati dall'augusto da varie parti dell'Impero: molti sono i personaggi scolpiti a tutto tondo e le scene a colori vivacissimi.
La vita e la morte del Martire hanno commosso e commuovono uomini e donne di tutte le epoche e suggerito notevoli interpretazioni artistiche: si rammentino, soprattutto, le icone delle Chiese orientali: penso, in particolare, alla stupenda collezione della cattedrale di Aleksandr Nevskij di Sofia, che come sai ho avuto occasione di visitare proprio da poco”. Per chi cercasse il libro: Peter von Steinitz, ‘Pantaleone, il Medico’ – collana La Memoria Storica – Editoriale Scientifica, Via San Biagio dei Librai, 39 – 80138 Napoli, e-mail es@editorialescientificasrl.it .
venerdì 5 giugno 2009
Olivia, ovvero dell’imperscrutabilità dell’amore.
“Dai, regalami una storia. Se tu dovessi raccontarmi qualcosa, di che parleresti?” Sera, guardo Olivia che è seduta di fronte a me. "Penso ti direi di mia madre, perché in fondo la sento anche un po' mia figlia". Si ferma. Io dico qualche scemenza per darle il tempo di fare il punto con se stessa. Ci ripensa: "No, guarda ti racconterei dei miei nonni. Ho pensato per tanto tempo che non si amassero, che stessero insieme perché così doveva essere. Erano gente molto semplice. Un matrimonio combinato. Credo ci fosse di mezzo una storia di terra. In fondo erano contadini. Poi mi sono capitati per le mani i diari di mia nonna. Per anni ha raccontato pezzi delle sue giornate e soprattutto ha parlato di mio nonno. Scriveva soprattutto di lui, che non voleva smettere di fumare, che la lasciava troppo spesso sola. Ora io dico: 'se tu questo lo hai sposato perché ti è toccato non è che poi scrivi sempre di lui, oppure non è che ti lamenti se non c'è'. Ti pare?"
Non posso che essere d'accordo. "Hai ragione. E invece tuo nonno?" Olivia ha gli occhi brillanti. "Beh, la prova del nove da parte sua non c'è, però ci sono fatti che mi permettono letture complesse. Per esempio quando i miei genitori si sono lasciati - e ti assicuro che non è stato facile per nessuno - mio nonno ha scritto bellissime lettere a mia madre. Stiamo parlando della moglie di suo figlio. Sarebbe stato molto più facile e scontato che lui rompesse con lei. Più ovvio che magari non volesse nemmeno vederla e non le rivolgesse la parola. E invece mio nonno le scriveva". Guardo Olivia, che ha gli occhi sempre più liquidi. "Bella storia. Un grande amore camuffato da matrimonio combinato e un uomo pronto a confortare invece di combattere. Come dire l'imperscrutabilità dell'amore. Gianfranco dice che le storie della propria famiglia contano nel definire il proprio destino. Se è così la storia dei tuoi nonni non può che influire positivamente sulla tua strada".
Ho finito ora di leggere "Le ragazze di Riad" di Alsanea Rajaa, che poi diciamocelo è un piccolo manuale sull'imperscrutabilità dell'amore. A un'altra latitudine, ritmi, consuetudini. Ma non è altro che questo.
Non posso che essere d'accordo. "Hai ragione. E invece tuo nonno?" Olivia ha gli occhi brillanti. "Beh, la prova del nove da parte sua non c'è, però ci sono fatti che mi permettono letture complesse. Per esempio quando i miei genitori si sono lasciati - e ti assicuro che non è stato facile per nessuno - mio nonno ha scritto bellissime lettere a mia madre. Stiamo parlando della moglie di suo figlio. Sarebbe stato molto più facile e scontato che lui rompesse con lei. Più ovvio che magari non volesse nemmeno vederla e non le rivolgesse la parola. E invece mio nonno le scriveva". Guardo Olivia, che ha gli occhi sempre più liquidi. "Bella storia. Un grande amore camuffato da matrimonio combinato e un uomo pronto a confortare invece di combattere. Come dire l'imperscrutabilità dell'amore. Gianfranco dice che le storie della propria famiglia contano nel definire il proprio destino. Se è così la storia dei tuoi nonni non può che influire positivamente sulla tua strada".
Ho finito ora di leggere "Le ragazze di Riad" di Alsanea Rajaa, che poi diciamocelo è un piccolo manuale sull'imperscrutabilità dell'amore. A un'altra latitudine, ritmi, consuetudini. Ma non è altro che questo.
Iscriviti a:
Post (Atom)