domenica 9 febbraio 2014

Emozioni: ritrovare la nonna


La mail arriva inaspettata. “My dear, I was deeply affected when I opened your e-mail and found myself suddenly looking at my very beloved Großmama…We had the same Photograph of her, one in Vienna, one in Baden. The one in Vienna was destroyed by the bombs that destroyed our flat, the one in Baden, destroyed by the Russians”. Chi scrive è la zia Eva, la cugina di mio padre. Per me è sempre stata la zia Evi, perché così la chiamava la mia nonna. Insomma, la foto della bisnonna Rudolfine, con cui ho cominciato questo Album di famiglia, non esisteva più per la zia Evi. Distrutta dalle bombe nell’appartamento di Vienna, dai russi nella casa di Baden.

La zia Evi va avanti: “I don't think the photo was taken at the occasion of your grand parents wedding. As far as I remember it was taken a few years later at the occasion when Tante Hilda and Onkel Guido came to Baden with their two little boys Luigi and Mario”. E racconta con emozione della sua nonna: “Großmama , by the way she was always called RUDJE ( that is the Dutch version of Rudolfine ) died in 1930 in tragic circumstances. They were giving a great musical party in the Christallniggasse, at which my father was going to sing . In the morning Großmama went to the hairdresser's and said to the girl who did her hair: ‘Today you must make me look very beautiful, because my son is going to sing at our musical party’. She left the Hairdresser's Salon and collapsed in the street. ........she was taken to a hospital, but as she had no identification papers on her, no one knew who she was. Meanwhile, in the Christalniggasse, the preparations for the party were in full swing........ but Großmama did not come home and no one knew where she was ..... Late at night, I was lying in my bed in Vienna (I was 7 years old) my father came back from Baden, where they had at last found out what had happened. He sat at my bed, with tears running down his face and said: ‘Your Großmama has died’".

Evi ha ritrovato l’immagine della nonna con grande emozione: “I am very happy with Großmama's photograph and shall print it out and put it in a frame”. Arriva una mail e la foto distrutta settant’anni fa torna davanti ai tuoi occhi. Perché una era in Italia…

John Mitchell, Eva Mitchell von Rupprecht e il piccolo Oliver
 
Avevo già raccontato qualcosa della zia Evi in Ischia nel 1939 . Eccola bellissima in una foto rimediata nella solita cassa da cui attingo. Dietro l’immagine è riportato a matita probabilmente dalla mia nonna: “John Mitchell, Eva Mitchell von Rupprecht e Oliver – Kairo(?) 1953”. Evi e il marito John, insieme ai quattro figli, hanno attraversato paesi e cambiato continenti. Una vita avventurosa. Come un romanzo.
 

 
Evi tra l’altro ha scritto un libro sulla storia di famiglia. Mi dice infatti: “If you are interested in all this family history, you could read about it in the little book I wrote years ago; ‘From Yesterday to Tomorrow’ - I think your father has a copy of it. Chapter 3 tells you about the marriage of Rudje and Friedrich, the Naval officer ; and there is quite a lot about the ‘Franzenstraße’ too and all the aunts the so-called ‘Cousinage’".
Scrivo a stretto giro per chiederle se posso usare le sue parole. Nessuna risposta. Un po’ mi preoccupo. Avrò innescato emozioni forti con la foto? Dovrò stare più attenta a mettere in rete immagini che possono riaprire cassetti chiusi a chiave da tempo? Mio padre intanto ha chiesto ad un fotografo una copia restaurata dell’immagine e l’ha inviata ad Evi. Mi aggancio a queste mail e torno a chiedere: posso usare questa storia. Ancora nessuna risposta. A questo punto sono quasi sicura…devo aver sbagliato qualcosa.  Poi arriva una mail: “I can't tell you how BEAUTIFUL ! the picture is ! I put it in a silver frame - it looks stunning. Am so grateful to you! It really has given me more joy than I can say”. Insomma, la foto è arrivata. E a margine della mail un piccolo post striptum: “I just realized, that you are using my OLD E/MAIL ADDRESS. Please use the new one”. Avevamo solo usato la vecchia mail… .
 

sabato 8 febbraio 2014

Auguri


La ragazza sorridente sulla destra è mia madre. Dietro è riportata la data: agosto 1952. È chiaramente scattata a Formia, al mare, quando la vasca in giardino era bassa e gli alberi ancora giovani. Mamma è appoggiata di spalle alla zia Maria Pia, una delle sue sorelle. Sorride serena, ha diciotto anni e un’espressione allegra. È molto carina e molto giovane. Sembra ancora più ragazzina dei suoi diciotto anni. Metto in rete questa foto oggi. E lo faccio con grande tenerezza. Perché quella ragazzina oggi compie gli anni. Ottanta. E ha lo stesso sorriso. Auguri mamma.
 
Maria Pia Siciliano, Laura Siciliano

domenica 2 febbraio 2014

Incontri tra fratelli


L'immagine del nonno Guido e di suo fratello Mario è proprio uno spaccato della Grande guerra. Scrivo velocemente a mio padre: "Mi dicevi che è stata fatta sul Monte Grappa? Quanti anni avranno avuto? Mario era sposato? Aveva figli? Si è poi trasferito a Bari? Normalmente tuo padre ha un'aria fascinosissima, ma qui Mario lo batte".

Mario e Guido Ferraro
 
Mio padre risponde al volo: "Mi è difficile indicare una data per le foto di mio Padre con Zio Mario; certamente sono state prese durante la Prima Guerra Mondiale, ma non so bene né dove né quando. Poiché mio Padre ha combattuto sul Grappa, ho pensato che fosse presa colà, ma sono sicuro che era stato Guido a far visita a Mario, il quale comandava una batteria ma non so dove; però probabilmente non lontano da dove era impiegato mio Padre. Fra l'altro devo precisare che Zio Mario era già Maggiore, come risulta dal retro di una delle due copie".
"Quanto al fascino di Mario - aggiunge rapido - va detto che è stato un grandissimo conquistatore per tutta la vita: si vantava che festeggiava ogni Capodanno passandolo in successione con due donne diverse! Aveva avuto a lungo un'amante tedesca che si rifece viva dopo la guerra, ma intanto lui si era già sposato con Zia Lia".
Mio padre va avanti: "Era del 1885, cioè di cinque anni più giovane di mio Padre. Sposò molto tardi - in pensione da vari anni, col grado di Generale di Divisione - Lia Macrelli, un'insegnante di francese nei licei, romagnola di Sant'Arcangelo, che aveva anche un incarico all'Università di Bari, dove vivevano. Zio Mario vi aveva passato l'ultima parte della sua carriera militare, e durante l'occupazione alleata, essendo noto per la sua adamantina onestà, ebbe il delicatissimo incarico di 'Commissario agli alloggi', che doveva assegnare i medesimi ai sinistrati. Non credo che abbia mai avuto figli, o almeno non mi risulta. Dovremmo avere una sua foto in divisa da Generale".
 
Anche l'immagine di Riccardo è legata ad un incontro tra fratelli. Al solito mando un messaggio a mio padre: "Di che anno sarà la foto? L'immagine è con macchie che deturpano anche i lineamenti. Tu sei stato suo ospite ad Albano, vero? Era stato alla Nunziatella e tra le leggende c'è quella che si fosse messo a rapporto per il cibo cattivo. È così? Aveva sposato una giovane dattilografa lasciando l'arma?"

Riccardo Ferraro
 
Lascio la parola a mio padre. "La foto di Riccardo, che è usata come cartolina postale diretta a Mario, dal timbro postale (però poco leggibile) direi che è del 1910, quindi quando aveva 35 anni. Infatti era del '75, di cinque anni maggiore di mio Padre. Era il primogenito di otto figli, seconda era la bellissima Valentina, Madre di Ninnola. Riccardo al tempo della foto era ancora in servizio come Ufficiale di Artiglieria, come tale avrebbe poi fatto anche lui la Prima Guerra Mondiale. Dopo la fine di questa lasciò l'Esercito per sposare Antonietta Pagoni, una dattilografa molto bella di umili natali e molto più giovane di lui, senza 'dote militare'. Si ritirarono a vivere in una piccola proprietà vicino ad Albano Laziale, dove sono stato loro ospite per due volte, nel '43 (mio fratello Luigi mi venne a prendere il giorno della caduta di Mussolini, 25 luglio!) e poi dopo la guerra, forse nel '47. Ho un ricordo affettuosissimo di queste due vacanze presso di loro, la prima in verità era per allontanamento da Napoli a causa delle bombe.
La cartolina di Riccardo a Mario (presso il 9° Artiglieria, Pavia) è molto tenera: Riccardo cerca di combinare le rispettive licenze per incontrarsi a Napoli.
La storia di quando, giovanissimo allievo della Nunziatella, si era messo a rapporto col Colonnello Comandante per il cibo scarso e/o cattivo è sicuramente autentica!"
 

 

La vera Zizià

Pasticcio tra nomi e persone di più di cent’anni fa. Zizià, come avrò scritto parecchie volte, era la barca a vela del nonno Guido. Ma la vera Zizià era la zia che gliela aveva regalata, Clotilde, mi corregge mio padre, non Cleonice. Netto il suo messaggio:  “Attenzione!!! Zizià non era Cleonice, ma Clotilde Caterini! Questa era la sorella maggiore di Matilde (moglie di Luigi) e di Cleonice (moglie di Eugenio). Francesco di Paola, rimasto vedovo di Maria Giuseppa Pierro, sposò in seconde nozze, credo in età abbastanza matura, Clotilde, sorella maggiore delle nuore! Ella era quindi zia, ma anche ... nonnastra di mio Padre Guido”.

A nuoto nel 1903


Giupel riesce sempre a stupirci. È sua la notizia della gara di nuoto del 1903 vinta ex aequo dal nonno Guido e da suo fratello Mario in 32 minuti e 17 secondi. È nel paragrafo Merenda in acqua. Ma non basta, ha fatto una nuova scoperta. “Dai dati e tempi della gara – mi scrive - ho motivo di ritenere che suo nonno Guido attese il fratello per tagliare insieme il traguardo o viceversa. Ritengo quasi impossibile arrivare insieme in una gara svolta su di un percorso di 1250 metri e che richieda un tempo di circa 30/35 minuti”. Insomma, secondo Giupel avevano fatto in modo di vincere insieme, aspettandosi. Ma senza dare il destro per essere battuti.

domenica 26 gennaio 2014

Parlare di vecchie immagini via mail


Chiacchierare di vecchie foto via mail è un po’ come Leggere Lolita a Teheran. C’è una carica rivoluzionaria nel ridare vita a carte abbandonate, trasformandole in nuovi spunti di scambi sul web. Avevo cominciato a scannerizzare vecchie foto, poi ho scoperto che uno scatto con uno smartphone di ultima generazione dava risultati migliori. Infine mio padre ha fatto riprodurre da uno studio specializzato alcune immagini che gli erano state chieste da una rivista di vela. Soprattutto di Zizià, la mitica barca a vela di mio nonno Guido Ferraro. Era stato il regalo ricevuto per la laurea da sua zia Cleonice, il cui soprannome era appunto Zizià. Tra scanner, smartphone e specialisti abbiamo cominciato a far girare tra noi vecchie foto. Ne è nato uno scambio divertente. Anche con la partecipazione di Giupel.

 
Ancora i miei bisnonni e la zia Maria
Riparto dai nonni di mio padre, Luigi e Matilde, in questa foto con la figlia Maria. Giupel chiarisce che: “La foto è stata scattata nella tenuta della Starza; nella zona alta a Fossati, ovvero terrazzamenti”.

Luigi Ferraro, Matilde Caterini e la figlia Maria Ferraro

Ma avere immagini vecchie in formato moderno consente cose davvero impensabili. Ecco per esempio il focus dei volti.
 
Luigi Ferraro
Il mio bisnonno Luigi ha un'aria intelligente e sorniona. Sorride sotto i baffi e gli occhi ridono.

Matilde Caterini
Matilde è molto tenera mentre tiene sulle gambe la figlia. Ha nel fondo un'aria triste e malinconica. Almeno questa è la mia impressione. Per mio padre invece è serena.
 
Maria Ferraro
 
Maria è proprio carina vestita di bianco. Per noi era zia Mimme, me la ricordo anziana e piccola piccola. Le piaceva far divertire noi bambini con un gioco davanti allo specchio. Non ricordo bene come funzionasse, dava l'idea che muovendo una gamba se ne muovessero due restando sostanzialmente sospesi. Hanno tutti un'aria sobria. L’impressione è di un sereno momento in campagna.

Il colono patriarca
 
Antonio Monaco

 
Mio padre crede sia zi' 'Ntonio, patriarca dei coloni Monaco. Anche qui Giupel chiarisce che si tratta di una “foto scattata nella zona bassa della villa alla Starza, nelle vicinanze del confine con la provinciale via Miliscola”. Conferma che è proprio lui. E aggiunge: “Nella mano destra Antonio Monaco, gran fumatore, stringe una pipa di terracotta che spesso perdeva o buttava nel giradino che coltivava. Conservo vari resti di queste pipe trovate da mio padre in questo fondo agli inizi degli anni ’30 quando i coloni erano ancora i Monaco”.
 
A mio padre tornano alla mente vecchie storie. “Una volta Zi' 'Ntonio, che aveva un appuntamento importante non so con chi, pregò mio padre, giovanotto burlone, di raderlo per bene (a zizza 'e pacchiana!): però il barbiere di occasione gli rase solo mezza faccia, e si rifiutava di andare avanti. Completò il lavoro solo quando vide quasi disperato il povero vecchio burlato!”
 
Sul carretto

Guido Ferraro sul carretto con gruppo di varie persone

Io non riconosco nessuno. Posso solo immaginare che il signore seduto vicino al carrettiere sia mio nonno Guido, che peraltro non ho conosciuto. Passo dunque la palla a mio padre. “Raffigura un carretto agricolo, con un gruppo di persone a bordo, tra le quali riconosco solo mio padre, però non più giovanissimo. Non so se riguardino ancora l’epoca della Starza. Però sicuramente è ripresa a Pozzuoli, perché mio padre finché ha esercitato la sua professione di avvocato aveva la sua clientela soprattutto a Pozzuoli”. Naturalmente Giupel riesce a sorprenderci. Risponde a stretto giro di mail: “La foto è stata scattata in località ‘Toiano’ di Pozzuoli; esattamente dove terminava la Tangenziale di Napoli in prossimità dell’attuale complesso turistico ‘Damiani’. Sullo sfondo si nota il gruppo del Gauro, che a sinistra sale verso il Monte S. Angelo ed a destra verso il Monte Barbano. Probabilmente sono i coloni dell’altro fondo agricolo che la famiglia Ferraro possedeva in località La Schiana”.

Mio padre non si fa attendere: “So che mio nonno aveva un'altra proprietà proprio di fronte alla collina di Cuma, che vendé ai coloni Pisano detti "Nasachiatta", con l'obbligo di portare notevoli prestazioni vita natural durante ai suoi figli. Ricordo benissimo l'arrivo di queste prestazioni a casa di mio padre, a Napoli, nella casa avita di Salita Stella 27. Da ragazzo sono stato varie volte in gita sul Gauro con mio Padre: sul Sant'Angelo viveva ancora un vecchio eremita reduce della battaglia di Adua! Il quale attendeva ancora una pensione...”

Giupel prende la palla al balzo: “Il Monte S. Angelo fu spesso meta delle mie attività giovanili con i boy scout di Pozzuoli. In quelle occasioni conobbi l'eremita che con orgoglio mostrava una lunga sciabola militare. Non ricordavo che fosse reduce di Adua”.

 
Sarà Lenin?
 
Guido Ferraro in piedi, Immacolata Ferraro, per noi nipoti zia Babà, con cappotto e cappello neri
 
Su questa foto ferve il dibattito su due questioni: chi sia la bella dama con veletta accanto al nonno Guido e soprattutto se il passeggero dietro possa essere Lenin. Lascio la parola a mio padre: “Rappresenta una gita in auto all’Arco Felice, forse nel 1906. Si riconosce mio padre, la sua sorella minore Immacolata e forse, semicoperta da questa, l’amica di famiglia baronessina Anna di Donato. La coppia sul sedile posteriore non so chi sia, solo devo dire che è impressionante la somiglianza dell’uomo con …Lenin!”

 
 

Giupel anche in questa occasione ha risposte esaurienti: “Avevo notato la somiglianza, dovuta al copricapo, con Lenin. Questo personaggio è stato a Napoli ed a Capri nell’anno 1907, ma allora non indossava questo tipo di berretto, poi nel 1906/07 non aveva occhiali”. Ma metti che la foto è del 1907 e che il nonno Guido e la zia Babà andassero in gita con Lenin…
 
 
 Guido Ferraro, il padre di mio padre
  
 
Il nonno non avrà ancora trent’anni nella foto. È fascinoso e simpatico. Tutto torna rispetto a storie di signorine perdutamente innamorate.

 
 

La dama con veletta resta un mistero. Bella e fascinosa sembra non sia Anna di Donato, amica di famiglia costante presenza di casa Ferraro.
 
 
Merenda in acqua

Guido Ferraro primo da sinistra
 
Il primo da sinistra è il nonno Guido, lo chiarisce il mio genitore. Le sue parole sono semplici: “Mio padre mi diceva che siccome era solito fare lunghissime nuotate, tra l’altro partendo da Pozzuoli andava a Nisida e tornava, aveva preso l’abitudine di mangiare nuotando!”
Anche in questo caso Giupel riesce a stupirci. “Il mio carissimo amico Gennaro Gaudino – ci scrive - storico e scrittore di argomenti sportivi e cultore delle gloriosa 'Puteolana', in un suo libro riferisce che nel 1903 il Circolo Sportivo Club Virtus di Pozzuoli organizza una gara di nuoto (direttamente nell'incantevole baia di Pozzuoli) sul percorso di 1250 metri. Giungono primi, col tempo di minuti 32 e secondi 17, i fratelli Guido e Mario Ferraro, terzo Ascione in 37 e 5. Ho motivo di ritenere che i due fratelli Ferraro siano suo nonno ed il di lui fratello Mario di cui ho poche notizie tra cui la nascita nel 28 novembre 1885” . La conferma arriva presto: “Mio padre era molto orgoglioso di questa sua vittoria e in genere della sua resistenza nel nuoto! Di zio Mario non so come nuotatore, ma alla Nunziatella, in Accademia (allora per l'Artiglieria era a Torino) e nei suoi giovani anni da ufficiale era un grande schermidore e cavaliere”.
Al mare nell’agosto del 1907
Guido Ferraro appoggiato alla sua barca Zizià
 
Mio padre è chiaro: “sempre la Zizià. Non si ravvisano bene i gitanti, ma mio padre potrebbe essere quello con i piedi nell’acqua. La baietta è sicuramente sulla costa tra Pozzuoli e Baia”.

 
 
Dall’immagine scattata con il mio portatile emerge chiara l’indicazione “Bacoli ‘07”. Giupel conferma: “La foto è stata scattata a Bacoli ed esattamente all’ingresso della baia di Miseno”.
 

 
 
Dietro è scritto chiaramente: “Ricordo della famosa gita al mare degli scuncigli”, la firma Peppino e l’indicazione dell’invio a Guido Ferraro. Mio padre non ha notizie, ma trova molto sintomatico che l’indirizzo fosse semplicemente "Avv. Guido Ferraro - Pozzuoli". Senza nessun’altra indicazione.


Ancora gite in barca


 
Lascio la parola a mio padre per identificare i partecipanti di una serie di gite d'altri tempi. "A bordo della Zizià mio padre e le sorelle Maria, in primo piano, e Immacolata, vicino a Guido. L'altra signorina non la riconosco. Strano il particolare dei piedi di un uomo, evidentemente "a riva" (escluderei che sia stato impiccato)".
 

 

"Sempre la Zizià, con mio padre al timone: non riconosco i passeggeri".
 

 
Mio nonno fascinoso e proprio irresistibile

 

Sempre la Zizià. Mio padre riconosce da sinistra: “Guido al timone, sua sorella Immacolata, ottima marinara, l’altra sorella Maria, poi una signora che non riconosco. A prora direi un marinaio che mio padre usava portare con sé”. Giupel non perde la battuta: “Bellissima foto scattata nello specchio d’acqua antistante la zona della Starza. All’estrema destra si nota la Villa alla Starza dei Ferraro, attuale Villa Maria. Naturalmente nella foto ha un solo piano oltre quello di terra”.

Sembra Oriente, invece è Torre del Greco



Le parole sono sempre di mio padre: "Ricordo di una gita a Torre del Greco nel 1906, “in convoglio” con la barca dei Basso, altri villeggianti (con barca propria) a Pazzuoli. Questa famiglia, formata da genitori e una figlia, fu distrutta da un bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale nella loro casa di Napoli, se ricordo bene presso la chiesa dell’Avvocata". Per me l'immagine ha un'aria di Oriente...

A vela in solitaria

 
Guido Ferraro sulla sua barca Zizià

Lascio subito la parola a mio padre: “è la barca Zizià, regalata a Guido Ferraro nel 1904 in occasione della sua laurea. Al timone mio padre. La barca aveva questo strano nome dal soprannome della zia Cleonice, che l’aveva regalata. Con questa barca mio padre mi raccontava di aver compiuto mirabolanti avventure appunto agli inizi del XX secolo, ed era una delle pochissime unità da diporto padronali del golfo. La barca inalbera un guidone con lo stemma di famiglia”. Giupel non si fa attendere: “Foto molto interessante, anche perché una delle poche che riprendano la vecchia gru Armstrong dal lato mare. All’epoca una delle cinque più grandi del mondo. Belle le vele spiegate viste da poppa”.


 
 
"Ancora la Zizià, con mio padre da solo a bordo: si noti l'armatura con due vele latine, maestra e mezzanella, oggi credo totalmente abbandonate. Sulla destra credo di riconoscere il Monte Nuovo".


Gruppo di famiglia in campagna

 

"Rappresenta mio nonno Luigi, con la paglietta, al suo fianco la moglie Matilde caterini, seduto a terra mio padre Guido. Le ragazze sono le sorelle Immacolata e, dietro di lei, credo Valentina e Maria, ma non le distinguo bene".

Tre romantiche ragazze

Immacolata, Valentina e Maria Ferraro
 
Non resisto alla tentazione di ingrandire l'immagine e di riprendere le tre ragazze.
 
 
Quel gran figo del nonno Guido
Non sarà molto rispettoso per un nonno che oggi avrebbe 134 anni, ma non vedo perché mentire. È chiaro che si tratta di un gran figo. La prova in queste quattro immagini tra i 20 e gli scarsi 40 anni.


 

 

 

 
 
 
 


 

domenica 19 gennaio 2014

Appare Giupel

 “Buongiorno Signora. Spero di non importunarla e spero che sia lei la persona di cui sono in cerca. Mi chiamo Giuseppe Peluso e sono un comproprietario di Villa Maria alla Starza”. La mail mi arriva assolutamente inaspettata. Sarebbe potuta essere una delle tante che non lasciano traccia invece ha dato inizio ad una ricca corrispondenza.

Villa Maria alla Starza dal blog di Giupel
 
Peluso va avanti: “Questa è l’attuale denominazione dell’ex villino che suo Padre definisce ‘il casino di delizie’ che la Famiglia Ferraro possedeva a Pozzuoli. Dallo scorso anno cerco, senza riuscirci, di mettermi in contatto con lei tramite il suo blog. Qui vedrà anche un mio commento. Inizialmente la cercavo per richiederle l’autorizzazione ad utilizzare parte dei suoi “racconti” in alcuni articoletti che pubblico sul quindicinale “Pozzuoli Magazine” e che poi inserisco sul mio blog. Possiedo l’intera documentazione del villino alla Starza, dalla metà del settecento ad oggi, e con essa molti documenti relativi a Francesco (di Paola) Ferraro, i suoi figli tra cui Luigi Ferraro, ed i suoi nipoti tra cui Maria ed Immacolata Ferraro. Gradirei sviluppare le mie conoscenze su alcuni suoi antenati che abbiano avuto rapporti con la proprietà di Pozzuoli; pertanto le sarei grato se potesse mettermi in contatto con il suo gentilissimo genitore.  Nel contempo potrei fornirgli alcune notizie che probabilmente ignora, sempre che siano di suo interesse. Sarebbe gradito un suo gentile riscontro e, chiedendole nuovamente scusa per l’ardire, le porgo i miei più cordiali saluti”.
 
 
 

Insomma, con questa mail alla fine di maggio dello scorso anno appare sulla mia posta di lavoro Giupel, nome in mail di Giuseppe Peluso. Non mi ero accorta del suo commento sul blog, ma Giupel non aveva mollato, aveva continuato le ricerche fino a raggiungermi in ufficio via Internet. Giuseppe Peluso tra l’altro scrive e cura tre blog: I Campi Flegrei su…”Pozzuoli Magazine”, Caporal Maggiore Carmine Peluso, dedicato al padre, e Pozzuoli… come eravamo.
 

 
 
Da allora Giupel, storico per passione con innato talento per le immagini, è diventato un nostro corrispondente costante. Sì perché Giupel sa tutto della nostra famiglia nei tempi che furono. Anche cose che ignoriamo. Ha tirato fuori testamenti dimenticati e chiarito luoghi di immagini di quasi cento anni. Giupel è un culture della storia, delle foto e della famiglia. Anche della mia.